Airbnb e Booking, ma anche HomeAway, la piattaforma online per l’acquisto e l’affitto di case per le vacanze: il giro di vite sugli affitti brevi che sta preparando il governo non risparmia nessuno. La proposta del ministro ai Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini mira infatti a stringere i paletti intorno ai titolari di partita Iva che si avvalgono delle piattaforme online per guadagnare con gli affitti brevi (dagli esercenti di B&B alle agenzie immobiliari, dalle società turistiche agli albergatori stessi). Il giro di affari per il solo Airbnb ha sfondato il tetto dei 2 miliardi di euro (la società vale da sola l’11% del fatturato dell’ospitalità italiana, con 459 mila camere in affitto: quasi la metà di quelle degli hotel), ma allo Stato vanno solo le briciole. Ora, però, il disegno di legge è pronto (nonostante lo scontro Pd-Italia Viva, l’entusiamo di Federalberghi e le critiche di Confedilizia). Ecco cosa cambierà.

Il disegno di legge

Il disegno di legge sul turismo, che prevede tra le altre cose incentivi per le attività commerciali nelle piccole località e la revisione dell’imposta di soggiorno, mira ad equiparare fiscalmente il privato cittadino che affitta più di tre case a un’impresa (senza distinzione tra persone fisiche e società), superando così il limite della cedolare secca previsto per gli affitti brevi e occasionali. «Il tema di Airbnb va governato in modo intelligente», ha detto il ministro Franceschini. «Il fenomeno ha portato anche un tipo di turismo interessante, a cui l’Italia non può rinunciare, ma va regolato. Non è possibile che ci sia chi finge di avere Airbnb e invece è un’attività d’impresa mascherata».
La proposta di legge, che intende tutelate anche i centri storici da un eccesso di visitatori, arriva dalla deputata fiorentina Rosa Maria Di Giorgi, prima firmataria insieme a Nicola Pellicani. E infatti prevede anche la possibilità per i Comuni di consentire l’affitto turistico solo con il rilascio di una licenza, permettendo così alle amministrazioni di regolare il numero massimo di permessi e la durata massima degli affitti temporanei nell’ottica di gestire meglio il flusso turistico nei centri storici.

Come cambierà la tassazione

Nel disegno di legge, dunque, si punta a fissare la soglia massima di tre appartamenti in affitto per non essere considerati impresa. Sotto questa soglia si continuerà a godere di quelle regole semplificate introdotte nel 2017, in modo particolare la tassazione con cedolare secca al 21%. Si faranno dunque distinzioni, ha spiegato Franceschini, tra «chi affitta nello spirito originario di Airbnb e chi invece maschera una normale attività di impresa». Per questo sono coinvolti anche i contratti stipulati tramite agenzia di intermediazione e i siti online come Airbnb, che mettono «in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da condurre in locazione».
La norma, già vagliata dal Mef, sarà inserita nel collegato al Turismo e potrebbe diventare legge tra giugno e settembre.

Fonte: CorriereEconomia